Argomenti trattati nella pagina 1 del dr. Buracchi

Cosa vuol dire essere grassi.

Cosa vuol dire "dimagrire"

La dieta a "Zona".

I carboidrati

Le proteine

I lipidi

I Disturbi del Comportamento Alimentare. Cosa sono, come si manifestano, cosa si può fare.

Obesità

Anoressia nervosa.

Bulimia Nervosa

Disturno da Alimentazione incontrollata .

Cosa fare?

Intolleranze alimentari.Cosa sono.

Argomenti trattati nella pagina 2 del dr. Buracchi

Le disfunzioni sessuali

Le conseguenze si ripercuotono anche sulle persone più vicine.

Definire le disfunzioni sessuali.

La consulenza sessuologica.

L'approccio mansionale.

Ansia, Attacchi di panico.

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Dr. Gabriele Buracchi

NUTRIZIONISTA - PSICOLOGO

                                                                                                    pagina 2

LE DISFUNZIONI SESSUALI

La sessualità è una delle sfere più personali e private nella vita di un individuo e forse per questo la maggior parte delle persone che, in qualche periodo della loro esistenza, incontrano delle difficoltà in questo ambito, tendono  a non parlarne con nessuno e quindi neppure a cercare un aiuto professionale, rischiando in questo modo di amplificare e magari cronicizzare queste stesse difficoltà.

Va anche tenuto presente che ciò che viene definito “normale” nel comportamento sessuale umano varia nel tempo e da cultura a cultura. Oggi, ad esempio, si pensa che alla base delle patologie della sfera sessuale, vi siano le inibizioni dell’espressione sessuale, in netto contrasto con le opinioni più diffuse nel mondo occidentale durante il XIX e la prima parte del XX secolo, quando era l’eccesso ad essere considerato addirittura come una colpa. Queste considerazioni sono di fondamentale importanza quando si prendono in considerazione le disfunzioni sessuali umane.

LE CONSEGUENZE SI RIPERCUOTONO ANCHE SULLE PERSONE PIÙ VICINE

Un problema psicologico ha delle conseguenze non solo sull’individuo che ne è interessato, ma anche su tutti coloro con cui intrattiene rapporti stretti. Le persone incapaci di relazioni sociali sono inevitabilmente tagliate fuori da molte opportunità che la vita offre ed hanno spesso una bassa autostima. Questo le porta spesso a suscitare frustrazioni e sensi di colpa nel coniuge, nei figli  o comunque nelle persone più vicine.

Questo è tanto più vero quando si considerano le disfunzioni sessuali, che si manifestano nel contesto di relazioni interpersonali intime. Queste disfunzioni possono essere così gravi da inibire non solo la soddisfazione sessuale, ma anche  la tenerezza tra i partner, mettendo in crisi rapporti affettivi e familiari per altri versi ben funzionanti, finendo così per essere all’origine di gravi sofferenze personali e familiari. Ma cosa si intende per disfunzioni sessuali? 

DEFINIRE LE DISFUNZIONI SESSUALI

Pur nella loro diversità, sono comunque delle  manifestazioni sia cognitive (ovvero fatte di pensieri ed emozioni) ma anche comportamentali (sia individuali che relazionali), percepite e considerate come  sgradevoli dal soggetto interessato e che tendono, in assenza di interventi, ad automantenersi.
                   

                         Le disfunzioni sessuali sono normalmente divise  in quattro categorie principali:

  • Disturbi del desiderio sessuale
  • Disturbi dell’eccitazione sessuale
  • Disturbi dell’orgasmo
  • Disturbi da dolore sessuale

 Naturalmente non è sufficiente che  il  problema si presenti una volta per poter parlare di una disfunzione sessuale, ma è necessario che sia persistente o ricorrente causando sia  disagio individuale, ma anche difficoltà interpersonali.

DISTURBI DEL DESIDERIO SESSUALE.
Si distingue  tra: disturbo da desiderio sessuale ipoattivo, dove si ha carenza o assenza di fantasie ed impulsi sessuali e disturbo da avversione sessuale, in cui vengono evitati anche i contatti sessuali col partner.

DISTURBI DELL’ECCITAZIONE SESSUALE.
Si distingue tra disturbo dell’eccitazione sessuale maschile e quello femminile (in passato chiamati rispettivamente impotenza e frigidità).

DISTURBI DELL’ORGASMO.
Vengono distinti il disturbo dell’orgasmo femminile, quello maschile  e l’eiaculazione precoce, probabilmente la disfunzione sessuale più frequente nei maschi.

DISTURBI DA DOLORE SESSUALE.
Si parla di dispareunia in presenza di dolore ricorrente o persistente prima durante o dopo il rapporto e di vaginismo caratterizzato da spasmi involontari del terzo esterno della vagina, tali da rendere impossibile il rapporto.

LA CONSULENZA SESSUOLOGICA (sex counseling)

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il sex counseling è una : “Attività di sostegno capace di aiutare individualmente persone in difficoltà ad assimilare le loro conoscenze e trasformarle in stili di vita soddisfacenti e comportamenti responsabili”.

In pratica gli effetti più caratteristici del sex counseling consistono nel:

  • Far sentire le persone più a loro agio nella propria sessualità
  • Portarle ad accettare tale specifica sessualità come parte naturale della loro vita  e della loro persona
  • Dare una possibilità di crescita qualitativa della sessualità
  • Migliorare la comunicazione reciproca tra i partner
  • Migliorare le funzioni sessuali individuali e di coppia

L’APPROCCIO MANSIONALE

Si basa su prescrizioni di comportamento sessuale date a scopo terapeutico, tramite cui vengono affrontati i problemi, discusse le resistenze e valutati i miglioramenti.
Le mansioni sessuali  sono organizzate in diversi itinerari terapeutici a seconda del disturbo sessuale affrontato.

Nel complesso, comunque, le tappe fondamentali sono la conoscenza di sè, la conoscenza dell’altro e di sè tramite l’altro, la conoscenza del proprio piacere e delle proprie emozioni, la condivisione delle emozioni.  Il fine di queste mansioni (veri e propri compiti a casa) non è quello di provocare piacere ma di favorire uno specifico percorso terapeutico.

La consulenza sessuologica tramite questo approccio si distingue da altri approcci che prevedono lunghe psicoterapie, per il fatto di essere specificatamente centrata sul problema.

 

ANSIA, ATTACCHI DI PANICO.

L'ansia normale. L'ansia non sempre è nociva, come dimostrano alcune ricerche che indicano come essa  migliori le  prestazioni dell'individuo e gli dia “tono''. Solo se supera una certa misura, che varia da individuo a individuo e da momento a momento, comincia ad avere effetti dannosi. L'ansia è una forza importante nella formazione del carattere e nello sviluppo della persona: considerata sotto questo aspetto, e se rimane contenuta entro certi limiti, essa può esercitare un'influenza positiva, perché neutralizza l'apatia e la tendenza a ''sedersi", ormai soddisfatti di sé.

In determinate occasioni, essa può ancora venir considerata normale, perfettamente fisiologica; è infatti essenzialmente nella natura dell'uomo il provare ansia di fronte a minacce di un dato tipo e di una certa intensità.

Rendersi conto dei propri limiti, della propria impotenza e vulnerabilità, come succede di fronte alle malattie, alla vecchiaia e alla morte, provoca uno stato ansioso che possiamo considerare normale.

Ci troviamo, cioè, nella medesima condizione del bambino piccolo, nel periodo della sua completa dipendenza da coloro che lo circondano. Proviamo, inoltre, un'ansia normale ogni volta in cui passiamo da quanto ci è familiare e ben noto, a qualche cosa di nuovo, sconosciuto, non sperimentato mai ed incerto.

Chi, ad esempio, si trasferisce in una nuova città, in un nuovo posto di lavoro o in una nuova famiglia, abbandonando così luoghi e persone abituali, prova un senso di vuoto: questo avviene anche se il cambiamento è desiderato e considerato come positivo. L'adolescenza ci fornisce comunque il più tipico e comune esempio.

La necessità e il desiderio di allontanarsi dall' ambiente protetto della famiglia e di sentirsi indipendente, ha un suo costo: il momento di decidere la carriera di studi e di lavoro, il primo appuntamento con un partner o i problemi del sesso in genere, l' inserimento nella società adulta con relazioni nuove e personali, in veste di membro responsabile, sono cause di tensione ansiosa. Va però detto che questa ansia, anche se turba profondamente il giovane, non è patologica; è, invece, uno stato positivo, seppure  faticoso, che accompagna 1' "uscita dal guscio", verso la maturazione e la crescita.

L'ansia è quindi il pedaggio che si paga ogni volta che ci si avvia a lasciare il mondo delle cose collaudate per affrontare il mondo del possibile.

Oggi, però, il possibile si è enormemente allargato. La società moderna ci pone di fronte ad un numero praticamente infinito di possibilità e sempre più ognuno di noi è solo di fronte all’assunzione di responsabilità; quanto più siamo liberi nel comportamento e nel giudizio, tanto più ci troviamo in situazioni ansiogene.

L’ansia patologica. S i differenzia da quella normale quando viene vissuta con un profondo senso di debolezza e di impotenza verso il futuro, così che l’individuo prova la sensazione di non farcela. Anche in questo caso, ci sono delle notevoli differenze: il livello d'ansia può presentarsi più o meno elevato secondo la persona e variare da momento a momento; inoltre, bisogna tener presente la singola capacità di sopportazione. C'è, infatti, chi sembra in grado di vivere in modo soddisfacente pur con un'ansia considerevole e chi, invece, crolla di fronte ad ansie apparentemente più deboli. L’ ansia ha. quindi manifestazioni soggettive e la sua presenza come la sua intensità non sono sempre osservabili dall'esterno.

Un dato importante, che si può notare facilmente da un esame dei sintomi, è che l'ansia patologica si presenta come un fenomeno multidimensionale: vi è coinvolto l'intero organismo, nelle sue dimensioni psicologica, sociale e somatica.

Cercando di cogliere le varie manifestazioni dell'ansia, si nota come esse abbiano una caratteristica comune: l'ansia è provata sempre allo stesso modo e si presenta sempre con le stesse caratteristiche; ciò che varia è la sua estensione, la sua acutezza, la sua cronicità, il grado della sua fissazione come processo patologico.

A lungo l'ansia e le sue manifestazioni sono state considerate delle nevrosi, un vasto gruppo di disturbi caratterizzati da ansia non legata a fattori specifici. Questi disturbi devono la loro concettualizzazione in buona parte al lavoro di Sigmund Freud, anche se da allora sono stati compiuti molti passi avanti nella comprensione dei meccanismi psicofisiologici dell'ansia e nel suo trattamento psicologico ambulatoriale.

COSA SONO GLI ATTACCHI DI PANICO

Un periodo preciso di intensa paura o disagio, durante il quale quattro (o più) dei seguenti sintomi si sono sviluppati improvvisamente ed hanno raggiunto il picco nel giro di 10 minuti:

1) palpitazioni, cardiopalmo, o tachicardia
2) sudorazione
3) tremori fini o a grandi scosse
4) dispnea o sensazione di soffocamento
5) sensazione di asfissia
6) dolore o fastidio al petto
7) nausea o disturbi addominali
8) sensazioni di sbandamento, di instabilità, dì testa leggera o di svenimento
9) derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi)
10) paura di perdere il controllo o di impazzire
11) paura di morire
12) parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)
13) brividi o vampate di calore.

Ricordiamo che un Attacco di Panico non è un disturbo codificabile di per sè, dato che deve essere codificato con una diagnosi specifica nell'ambito della quale si manifesta, per esempio Disturbo di Panico Con Agorafobia. Attacchi di panico si manifestano infatti nell'ambito di molti disturbi di ansia.

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