DIETOTERAPIA  DIETOTERAPIA  DIETOTERAPIA  DIETOTERAPIA  DIETOTERAPIA
Argomenti trattati nella pagina 1 del dr. Buracchi

Cosa vuol dire essere grassi.

Cosa vuol dire "dimagrire"

La dieta a "Zona".

I carboidrati

Le proteine

I lipidi

I Disturbi del Comportamento Alimentare. Cosa sono, come si manifestano, cosa si può fare.

Obesità

Anoressia nervosa.

Bulimia Nervosa

Disturno da Alimentazione incontrollata .

Cosa fare?

Intolleranze alimentari.Cosa sono.

Argomenti trattati nella pagina 2 del dr. Buracchi

Le disfunzioni sessuali

Le conseguenze si ripercuotono anche sulle persone più vicine.

Definire le disfunzioni sessuali.

La consulenza sessuologica.

L'approccio mansionale

Ansia, Attacchi di panico.

bot

Dr. Gabriele Buracchi

NUTRIZIONISTA - PSICOLOGO pagina 1

Diete e consulenze personalizzate per obesità, cellulite, magrezza, ipertensione, ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia, diabete ed in tutte le condizioni fisiopatologiche accertate.

Valutazione dell'Indice di Massa Corporea, Bioimpedenziometria della massa grassa, calcolo del peso forma, valutazioni del fabbisogno energetico.Valutazioni nutrizionali per sportivi.

DIETA a ZONA.

Test di intolleranza alimentare.

Valutazione e trattamento disturbi del comportamento alimentare (Anoressia, Bulimia, Disturbo da Alimentazione Incontrollata, Obesità, Vomiting, Fame nervosa) .

Counseling e sostegno psicologico in casi di ansia, attacchi di panico, depressione, disfunzioni sessuali.

COSA VUOL DIRE ESSERE GRASSI....
  ....e cosa vuol dire ingrassare

Il grasso del nostro corpo è contenuto in una percentuale elevatissima in cellule specializzate, gli adipociti o cellule adipose. Se si osserva al microscopio la parte bianca del prosciutto, si vede che è costituita da tante cellule tonde, le une vicine alle altre come gli acini ben turgidi di un grappolo d'uva. Gli adipociti si trovano sotto la cute, nel tessuto sottocutaneo; quando si ingrassa, è come se ogni cellula si gonfiasse un po' dal momento che aumenta il suo contenuto in grasso, in particolare in trigliceridi. E’ per questo motivo che, quando si ingrassa, il plicometro. (lo speciale calibro che è utilizzato per misurare la percentuale di grasso corporeo), indica che lo spessore della pelle è aumentato. Altri adipociti si trovano nell'addome. E’ per questo che chi è molto grasso, soprattutto se uomo, ha l'addome prominente (la pancia). Nella donna in età fertile il grasso si accumula preferibilmente nel tessuto sottocutaneo attorno a cosce e fianchi. Ciò che scatena l'ingrassamento è l'elevarsi dei livelli dell'insulina nel sangue, determinato dall'innalzamento della glicemia che, a sua volta, dipende soprattutto dall'avere consumato cibi e bevande ad alto indice glicemico, per esempio una lattina di coca o magari  un'abbondante quantità di riso o di patate o di pane o pasta. Quando si alza il livello dell'insulina, infatti, molte molecole di essa si legano ai recettori che si trovano sulla superficie degli adipociti. Questo fa sì che la membrana degli adipociti lasci entrare le molecole del glucosio (derivate dalla coca, dal riso o dalle patate, dalla pasta o dal pane).  Esse vengono poi trasformate in altri trigliceridi (ossia in grasso) da parte di enzimi  negli adipociti stessi. In altre parole, ogni volta che l'insulina supera un certo livello, inevitabilmente si ingrassa. Nei bambini e nei ragazzi, consumare  spesso  bevande dolci, patatine e merendine, non soltanto fa aumentare il grasso del corpo, ma provoca altresì l'aumento considerevole del numero degli adipociti. Tale aumento si manterrà per tutta la vita con effetti molto negativi per la salute.

Per ovviare a questo , possiamo dire che non è mai troppo presto cominciare ad alimentarsi in maniera corretta ed equilibrata tutti i giorni, modificando anche altri aspetti del nostro stile di vita, intraprendendo quindi una costante attività fisica.

COSA VUOL DIRE "DIMAGRIRE"...
...e rimanere magri   

Si può perdere peso perchè si suda e, dunque, ci si disidrata. Ma l' organismo disidratato è soggetto a disturbi e malattie; ogni volta che si perde sudore, quindi, è bene restituire l'acqua e i sali all'organismo. In ogni caso, perdere acqua non vuol dire dimagrire. Dimagrire significa soltanto una cosa: perdere grasso. Molte diete fanno perdere acqua e, soprattutto, fanno perdere massa magra, ossia prevalente­mente massa muscolare. Questo vuol dire che fanno diventare deboli e flaccidi. Seguendo i criteri della Zona, invece, si perde soltanto grasso, vale a dire si dimagrisce e basta. Si tenga presente che non si può dimagrire con le pomate, ma soltanto quando negli adipociti avviene la lipolisi ossia quando una molecola di trigliceridi si scinde nelle quattro molecole elementari che lo costituiscono (una di glicerolo e tre di acidi grassi) e che possono così uscire dall'adipocita stesso e andare là dove saranno consumate. Se si corre o si pedala a lungo, con la lipolisi scatenata proprio dall’attività fisica  attraverso cambiamenti ormonali, si rendono disponibili acidi grassi che vengono consumati dai muscoli.

   LA DIETA A “ZONA”
     per una corretta alimentazione........ e per un maggior rendimento nello sport

La dieta a ZONA non è una delle solite diete dimagranti che, nella migliore delle ipotesi, fanno perdere qualche chilo per poi farne riprendere molti di più nel giro di pochi mesi, ma è essenzialmente un modo corretto di alimentarsi e più in generale un corretto stile di vita che permette di influire positivamente ed in maniera duratura sul proprio benessere psicofisico.

Nasce da rigorosi studi scientifici del biochimico americano Barry Sears, oggi convalidati da migliaia di pubblicazioni scientifiche internazionali e che trovano conferme sempre più numerose da parte di studiosi anche in Italia.


Le principali regole della dieta ZONA sono le seguenti:

1) Non stare mai più di 5 ore senza mangiare

2) Fare almeno 5 (o anche 6) pasti al giorno

3) Oltre a prima colazione, pranzo e cena fare almeno due spuntini.

4) E’ fondamentale che ogni pasto principale o spuntino fornisca il 40% delle calorie sotto forma di carboidrati, il 30% sotto forma di proteine  ed il rimanente 30%  sotto forma di grassi.

5) Svolgere più volte alla settimana una attività fisica moderata ma costante

6) Dedicare alcuni minuti al giorno ad una tecnica di rilassamento


PASTI E SPUNTINI DELLA GIORNATA

  • Prima Colazione (non oltre mezz’ora dal risveglio)
  • Seconda Colazione (possibilmente a metà mattina)
  • Pranzo
  • Merenda (a metà pomeriggio)
  • Cena
  • Eventuale spuntino prima di andare a dormire

I libri del

dr. Buracchi

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I NUTRIENTI    I NUTRIENTI    I NUTRIENTI    I NUTRIENTI    I NUTRIENTI    I NUTRIENTI    I NUTRIENTI
Cosa sono .... i CARBOIDRATI
frutta
pane
ovvero pane e pasta...
...ma anche frutta e verdura

Si trovano principalmente in tutti i farinacei come pane, pasta, riso, farro, patate. Sono costituenti ovviamente anche della frutta e della verdura ed è anzi importante notare che proprio questi ultimi, rispetto ai precedenti, contengono principalmente carboidrati a lenta assimilazione e quindi largamente preferibili. Devono soddisfare da soli il 40% del  nostro fabbisogno energetico. E’ fondamentale assumere principalmente carboidrati a basso indice glicemico, ovvero che facciano salire lentamente la nostra glicemia. Tra questi ricordiamo:

  • Tutti i tipi di verdure (ad eccezione di patata, zucca barbabietola e carota che vanno consumate con moderazione)
  • Tutti i tipi di frutta (ad eccezione di banana, caki, anguria, melone estivo, mango e papaia che vanno consumate con moderazione)
  • L’orzo e l’avena
  • Preferire sempre i prodotti integrali a quelli raffinati
previo appuntamento il dr. Buracchi riceve a :

FIRENZE. Tel 3391244602

REGGELLO (Firenze). presso CENTRO MEDICO via Mentana 14 tel 055 868308 oppure per informazioni 339 1244602

FIGLINE VALDARNO (Firenze) presso ERBORISTERIA IL GIGARO (solo test di intolleranza) via Magherini Graziani 29 tel 055 9154221 oppure per informazioni 339 1244602

PRATO presso STUDI MEDICI V.le Montegrappa 24 tel 0574 575259 oppure per informazioni 339 1244602

QUARRATA (Pistoia) presso Studi Medici Galeno Srl via Ronchi 17 tel 0573 1940210

S.CROCE SULL'ARNO (Pisa) presso CENTRO SALUS tel 0571 34484 oppure per informazioni 339 1244602

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PAGANICO (Grosseto) presso Ambulatorio Medico Corso Fagarè 48 tel 0564 905619

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di

GABRIELE BURACCHI

Cosa sono .... le PROTEINE
ma anche legumi............... legumi
ovvero carne, pesce, uova, latticini ....
pesce
uova
latt
Sono componenti essenziali delle membrane cellulari, facilitano l’attività catalitica (enzimi), la contrazione muscolare e quindi il movimento, formano gli anticorpi, formano le strutture del corpo e conferiscono elasticità alla pelle, ai tendini, alle ossa. Le proteine sono impiegate anche a scopo energetico dall’organismo; l’apporto calorico derivante da esse deve soddisfare il 30% dell’apporto calorico complessivo. Tutte le proteine conosciute sono costituite da 20 diversi aminoacidi, 8 dei quali sono considerati essenziali perché non possono essere prodotti dal nostro organismo. Le proteine non sono solo importanti per la funzione plastica che svolgono o come apportatrici di energia, ma anche per la loro azione di modulatori ormonali e nello specifico come stimolatrici della produzione di glucagone da parte del pancreas. Grazie a questa loro azione, gli adeguati livelli di glicemia sono mantenuti dal sangue per un periodo più lungo del tempo in cui l’azione dei carboidrati si esaurisce. Questa azione consiste nel fatto che, grazie alla produzione di glucagone, l’organismo è in grado di utilizzare i propri grassi di scorta, stabilizzando così la glicemia e senza che l’organismo percepisca sensazioni di fame. Adeguati livelli di proteine sono anche una premessa indispensabile per la costruzione di una adeguata massa magra. All’opposto, un eccesso di alimentazione a base proteica rispetto ai carboidrati, come proposte in alcune diete dimagranti, ingenera una situazione anomala detta chetosi, consistente nella produzione eccessiva di corpi chetonici che finiscono con l'essere tossici per l'organismo.
olio

Cosa sono .... i LIPIDI

ovvero grassi animali ed oli

Non tutte le sostanze grasse fanno male. I grassi dei mammiferi terrestri, grassi saturi,  possono essere realmente nocivi, come d’altra parte i grassi idrogenati tipici delle margarine. Vanno invece bene i grassi insaturi come l’olio extravergine di oliva, ed i grassi contenuti nella frutta oleosa come noci, nocciole, mandorle e pinoli. 

Importantissimo è l’olio di pesce che è ricco di acidi grassi essenziali Omega 3. Questo può venire assunto nelle corrette proporzioni tramite l’uso di integratori. Gli Omega 3 sono presenti anche in noci, mandorle etc.

I grassi contengono molte calorie e quindi non possono essere consumati in grosse quantità, ma devono fornire il 30% del nostro fabbisogno energetico, a patto di essere assunti prevalentemente sotto forma di grassi insaturi.

ANORESSIA    BULIMIA    DISTURBO DA ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA    OBESITA'

I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

COSA SONO, COME SI MANIFESTANO, COSA SI PUO' FARE.

Nel corso della storia i parametri  sociali imposti come canoni ideali di bellezza, soprattutto femminile, sono stati molteplici, basti pensare ai famosi nudi di Rubens del XVII secolo; in base agli standard odierni quelle donne oggi sarebbero considerate grassocce se non addirittura obese.
Negli ultimi decenni in tutto l’occidente industrializzato, ma non solo,  si è manifestato un costante progredire verso un ideale di  magrezza come canone primario di bellezza.
Uno studio effettuato negli Stati Uniti su un campione di ragazze del secondo anno delle superiori, ha riscontrato che un terzo di esse riteneva di essere sovrappeso, nonostante il fatto che, tabelle alla mano, non lo fosse affatto.
 La realtà italiana non è poi molto diversa.

Questa tendenza pare essere all’origine dell’aumentata frequenza dei cosiddetti Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), ovvero di Anoressia, Bulimia e del forse meno noto  Disturbo da Alimentazione Incontrollata. I disturbi del comportamento alimentare  sono patologie sommerse che creano molta sofferenza psicologica a chi ne è affetto ed allo stesso tempo possono costituire la premessa di molti disturbi organici.                            

Paradossalmente, in parallelo con questa attenzione ossessiva al proprio peso ed al proprio aspetto fisico si è avuto, anche in Italia, un aumento dei casi di sovrappeso ed obesità.

Cominciamo a parlare proprio dell'obesità, perchè, pur non essendo considerata a tutt'oggi un DCA, è spesso il punto di arrivo dei DCA. Se questa affermazione può essere facilmente comprensibile per Bulimia e Disturbo da Alimentazione Incontrollata, appare forse più difficile accettarla per quanto riguarda l'Anoressia. Purtroppo sono proprio gli squilibri metabolici che questo disturbo comporta, che in molti casi finiscono con il condurre all'obesità.

OBESITA’

Deriva dal latino “ob-edere”, cioè mangiare in eccesso. Sebbene questa sia un' estrema semplificazione di un problema ben più complesso, ha comunque un valore indicativo, dato che un eccesso di grasso corporeo è sempre riconducibile a un qualche surplus alimentare. L’obesità può essere definita come un eccesso di tessuto adiposo, che a sua volta determina un Indice di Massa Corporea (IMC) superiore a 30 Kg/m2 di altezza. Si tratta di un valore che corrisponde a un aumento di peso circa uguale o superiore al 20% rispetto al peso forma. Questo è oggi in Italia un problema socio-sanitario di non secondaria importanza come conferma l'indagine  ISTAT 2000, che riporta come nel 1999 il 33,1% degli italiani fosse in sovrappeso e il 9,7% obeso. L’obesità si associa ad alcune malattie quali ipertensione, diabete, dislipidemie, disturbi respiratori, artropatie e a malattie della sfera genitale etc., con frequenza nettamente superiore a quella casualmente attesa. Questo significa che, in presenza di obesità, ma anche se in misura minore in presenza di sovrappeso, la probabilità di andare incontro ad una o più delle suddette malattie aumenta e, di conseguenza, diminuisce l'aspettativa di vita, per non parlare della qualità della vita stessa.

 ANORESSIA NERVOSA


 E’ un grave disturbo del comportamento alimentare, particolarmente diffuso nelle moderne società industrializzate, soprattutto fra le adolescenti e le giovani donne, anche se negli ultimi anni è in aumento anche tra i ragazzi. In sintesi, i criteri diagnostici individuano:

  1. paura morbosa di ingrassare anche in situazione di sottopeso
  2. calo intenzionale e progressivo del peso corporeo
  3. amenorrea.

Anche se non c’è un quadro definito e certo dei meccanismi che danno origine all’anoressia, sicuramente la malattia è determinata da una complessa interazione di componenti biologiche, psicologiche e socioculturali. Solitamente l’anoressia insorge nella prima fase adolescenziale o in quella intermedia, spesso dopo una dieta incongrua o un evento esistenziale stressante. L’ autostima  è strettamente correlata con la perdita di peso e con la magrezza, anche per la percezione distorta del proprio corpo. Questo disturbo può portare, specie quando accompagnato da vomito autoindotto, a gravi complicanze che possono determinare anche la morte (dal 4 all'8 % dei casi).

  BULIMIA NERVOSA.


Termine d’origine greca che significa “fame da bue”.  Questo disturbo comporta episodi durante i quali avviene un rapido consumo di grandi quantità di cibo, in molti casi seguiti da comportamenti compensatori estremi, quali vomito, digiuno ed attività fisica eccessiva.
Le abbuffate o crisi bulimiche avvengono generalmente in solitudine e possono essere indotte da stress  e dalle emozioni negative che esso suscita, dalla solitudine o dalle situazioni sociali legate al cibo o da preoccupazioni relative all’aumento ponderale e di solito continuano fino a che il soggetto non si sente pieno da scoppiare.
Come i soggetti affetti da anoressia nervosa, anche quelli affetti da bulimia nervosa hanno paura di aumentare di peso e la loro autostima è fortemente legata al mantenimento del peso corporeo normale. La Bulimia inizia tipicamente nella tarda adolescenza o nella prima età adulta e circa il 90% dei casi riguarda soggetti di sesso femminile
.

 DISTURBO DA  ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA.


Comprende abbuffate ricorrenti, perdita di controllo durante l’episodio di abbuffata e sensazioni di disagio nei confronti di questi  comportamenti; di solito avviene un’ingestione  di alimenti rapida ed in solitudine. Si distingue dall’anoressia nervosa per l’assenza di decremento ponderale e dalla bulimia nervosa per assenza di condotte di eliminazione. Nonostante questo disturbo sia stato meno studiato di anoressia e bulimia, appare essere   più frequente di questi due disturbi.
Questo disturbo, negli ultimi decenni, ha suscitato un interesse crescente da parte degli studiosi del settore per i suoi importanti legami con l’obesità, tanto che secondo molti studi dal 15 al 25% delle persone obese, soprattutto quelle che si sono sottoposte ripetutamente a diete drastiche ed incongrue, presentano questo tipo di disturbo. Per questo  è importante, se ci si sottopone ad una dieta, che questa sia equilibrata e, soprattutto, non provochi una perdita di peso troppo veloce.

COSA FARE?

Non è una domanda semplice a cui rispondere, se non altro perchè i tipi di problematiche e quindi di intervento, variano in funzione del tipo di disturbo, dell'età di insorgenza e, naturalmente, del sesso.

In generale si può dire che più o meno tutti i tipi di DCA mascherano in realtà altri tipi di problemi, come carenza di autostima, tendenze ossessive al perfezionismo, conflitti familiari, problemi di ansia ed insicurezza, elevati livelli di stress, tendenze depressive, solo per citare i principali. Solitamente i fattori che determinano l'insorgere di un DCA sono molteplici, tanto che si parla di una origine multifattoriale. La conseguenza sarà la necessità di un intervento di tipo psicologico personalizzato, che vada ad incidere sui fattori sottostanti al DCA, anche se, al tempo stesso, sarà necessario curare lo stato nutrizionale della persona, in particolare se si tratta di Anoressia, per le intuibili conseguenze legate alla denutrizione. Apparentemente meno grave, non essendoci un immediato rischio di vita come avviene nell'Anoressia, è la condizione della Bulimia o del Disturbo da Alimentazione Incontrollata. Purtroppo anche in questi casi i danni alla salute, specialmente nel caso della Bulimia e del vomito che a questa quasi sempre si accompagna, possono essere gravi. Non è poi da sottovalutare mai, dato il vissuto di queste persone, il rischio di suicidio.

Proprio per tutti questi motivi, particolarmente quando si ha a che fare con adolescenti, specialmente se di sesso femminile, il compito dei genitori e degli insegnanti (ma anche di tutti coloro che hanno a che fare con questi soggetti, come allenatori, insegnanti di danza od anche pediatri o altro) è oggettivamente molto delicato.

Se da un lato insistere con la figlia adolescente perchè mangi di più, magari dicendole che la sua idea di essere grassa è sbagliata è assolutamente controindicato (il risultato certo sarebbe solo quello di rinforzare il comportamento), dall'altro lato è evidente che quando si verificano comportamenti come rapidi dimagrimenti, diete di fantasia, o magari abbuffate accompagnate da vomito autoindotto, è dovere dell'adulto prendere il sintomo in seria considerazione. Sarà a quel punto importante prendere contatto con uno specialista dei DCA che possa consigliare i comportamenti più adatti da tenere con la ragazza. Nei casi meno gravi, infatti, possono essere sufficienti a far rientare il problema, anche semplici modifiche nel comportamento dei genitori e degli altri familiari.

INTOLLERANZE ALIMENTARI
COSA SONO

I primi studi che hanno portato al concetto di intolleranza alimentare, nascono dagli studi di Ecologia Clinica, disciplina nata negli USA a partire dagli anni '60. Secondo l’ecologia clinica, le reazioni avverse agli alimenti ed agli additivi sono piuttosto frequenti, potendo determinare o aggravare disturbi cutanei, intestinali, neurologici, reumatologici, respiratori ed anche psichiatrici ad andamento cronico.

Già nel 1925 alcuni allergologi americani cominciarono a  sospettare che l'esposizione, giorno dopo giorno, a cibi comuni (pane, latte, uova, ecc.) potesse provocare, in certi individui, disturbi fisici e mentali. Il dott. Arthur Coca, fondatore dell'American Journal of Immunology, professore di farmacologia al Cornell Medical Center, nel 1942 pubblica "Familiar non reaginic food allergy“. In questo articolo scientifico ipotizza che alcuni alimenti verso cui l'individuo e’ intollerante, possono causare un'accelerazione dei battiti cardiaci. Partendo da osservazioni su sua moglie e su se stesso, elabora il test del polso (o di Coca), che, sebbene non affidabile e preciso, è il primo dei test "alternativi" per la diagnosi di reazione avverse agli alimenti.

Il vero artefice delle ricerche di ecologia umana che hanno portato ad una più precisa definizione di "intolleranza chimica" è Ted Randalph, che pubblica un lavoro sulle reazioni allergiche mascherate (ritardate e non legate a risposte immunitarie) nel 1944. Perché Randalph capisse il fenomeno delle “reazioni mascherate" fu necessaria la conoscenza delle teorie sullo stress di Selye, formulate sulla rivista “NATURE” nello stesso anno.
Le reazioni avverse agli alimenti  seguono il ben noto andamento stabilito dagli studi di H. Selye caratterizzante la:

 SINDROME GENERALE DI ADATTAMENTO

In sintesi, dosi ripetute di cibo intollerante esauriscono le capacità di adattamento individuali cioè la relazione fra asse ipotalamo-ipofisi-surrene e sistema psiconeuroendocrino ed immunitario, causando accumulo di "veleni" (tossine) in grado di determinare o complicarequadri inaspettati come: sordità, reumatismo, cronico, cefalea, mucosite auricolare, dermatite, colite, depressione, ecc. Secondo molti studi,  il 5% dei casi di Disturbo da deficit d’attenzione/ iperattività (ADHD) sarebbero dovuti ad intolleranze alimentari.

Gli alimenti producono fondamentalmente due tipi  di reazioni da ipersensibilità:

immunog

1) REAZIONI ALLERGICHE PROPRIAMENTE DETTE

Sempre provocate da meccanismi immunologici, Ig E  mediati e generalmente dose indipendenti

2) INTOLLERANZE

Così è definita ogni reazione indesiderata scatenata dagli alimenti, che sia dose dipendente ma che non passi attraverso meccanismi immunologici Ig E mediati, probabilmente dovuta all’attivazione di linfociti B con produzione di Ig G ed Ig A

Pur non potendo escludere che qualsiasi alimento possa provocare intolleranze, gli alimenti piu’ frequentemente responsabili sono:


LATTE, UOVA, FRUMENTO, GRANOTURCO, ZUCCHERO, CROSTACEI e PESCI

Meno di frequente sono implicati:


POMODORI ED ALTRE SOLANACEE, CECI ED ALTRE LEGUMINOSE, CAFFE’, CACAO, FRUTTA

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